martedì 17 dicembre 2013

La Co-Creazione secondo Kryon



)*(Stazione Celeste)
La Co-Creazione secondo Kryon
di Paola Magnani
(Traduttrice dei libri di Kryon)
La Co-Creazione è un’energia bellissima ed estremamente pratica. Un’onda che possiamo
cavalcare per realizzare la nostra vita. Una dinamica in movimento perpetuo che genera
continue manifestazioni.
Il concetto basilare della Co-Creazione secondo Kryon si fonda sul fatto che ciascuno di noi non è “tutto qui”, perché ciò che in genere pensiamo di essere e vediamo di noi è solo una parte del nostro vero e totale essere, che in realtà è multidimensionale. Quando ci incarniamo, il corpo che andiamo ad abitare non è predisposto a contenere tutta la nostra totalità multidimensionale; pertanto, una parte di questa “entità quantica” che dà origine alla nostra personalità sulla Terra (la nostra identità “storica”) resta “sull’altro lato del velo”, conservando e mantenendo sempre a nostra disposizione tutta l’esperienza e la saggezza e la conoscenza di tutte nostre vite precedenti, presenti e future [nello stato quantico non esiste il tempo]. Nelle prime canalizzazioni questa parte viene citata come “Spirito” o con il termine generico di “entourage”; successivamente Kryon spiega che si tratta anche di ciò che noi chiamiamo guide, angeli custodi, sé superiore, ecc.; poi, questo concetto si è ulteriormente espanso comprendendo anche “chi ci ha amato e lasciato” e le nostre parti multidimensionali.
Mentre siamo sulla Terra, la dualità in cui siamo immersi ci impedisce di ricordare e
riconoscere queste parti noi, perché ci identifichiamo automaticamente e piuttosto
esclusivamente con il nome e la storia che stiamo vivendo in questo nostro corpo attuale che
vediamo con gli occhi fisici. Però noi non siamo limitati a quello che vediamo allo specchio.
I punti della Co-Creazione
1.La Co-Creazione è vivere sapendo di essere sempre uniti e accompagnati da queste altre
nostre dimensioni di noi, che restano invisibili non solo agli occhi ma anche alla nostra
percezione cosciente; e la Co-Creazione viene attivata dal nostro “intento” di farle entrare nella nostra vita materiale e quotidiana. La Co-Creazione, quindi, si attiva quando esprimiamo una specifica e consapevole richiesta di collaborazione a queste parti di noi che, diversamente, non entrano nel merito delle nostre scelte (quella libera scelta che ha l’Essere Umano incarnato).
2. – Il nostro entourage (o lo Spirito, le nostre guide o angeli, ecc.) sa meglio di noi il perché
della nostra incarnazione. Un altro dei concetti chiave di Kryon collegati alla Co-Creazione è la
richiesta “Caro Spirito, dimmi ciò che devo sapere/conoscere”. Esprimere questa richiesta
dimostra che a) riconosciamo la presenza dello Spirito – b) riconosciamo che possiamo fare
meglio sotto la sua guida – c) riconosciamo che anche la realtà che ci circonda ha una
dimensione invisibile, per cui ci sono scopi o movimenti di cui non siamo consapevoli ma che
possono contribuire alla nostra realizzazione se riuscissimo a coglierli e utilizzarli.
In questo contesto, il termine inglese è “know”, che significa sia sapere (intellettualmente) che conoscere (fare esperienza). Quando noi esprimiamo questa richiesta, manifestiamo la volontà non solo di “sapere” o avere informazioni, ma anche di “conoscere”, cioè vivere e
sperimentare. Questo è un punto delicato, perché il nostro NOI multidimensionale ha una
visione della sua/nostra vita in funzione dell’esperienza dell’anima, quindi del suo benessere o sua realizzazione, e non è condizionato dai miti di successo, denaro e fama che governano una società improntata al consumo e alla soddisfazione egoistica. Pertanto, quando si fa questa richiesta bisognerebbe essere consapevoli che la risposta potrebbe anche non piacerci o non essere quella che ci aspettavamo, e non stupirci se invece di ricevere subito pace e serenità arrivano situazioni che ci impegneranno a “conquistare” la nostra pace e serenità. Tuttavia, anche in questo non siamo soli.
3. – La Sincronicità è uno degli elementi che comincia a presentarsi dal momento in cui
chiediamo di creare in collaborazione con le nostre parti multidimensionali. La sincronicità è
proprio la manifestazione del loro intervento: si alza una brezza così leggera da non essere
notata, ma che silenziosamente ci porta davanti le cose che dobbiamo affrontare o le cose che
ci servono per una realizzazione; incontriamo persone che non fanno parte della nostra
condizione precedente e che aprono porte e allargano orizzonti di comprensione; succede che
cose difficili diventino più facili e che le tigri sul nostro cammino si rivelino ombre di sagome di carta. Nell’ambito della sincronicità c’è la situazione win-win, quella condizione in cui le parti in causa invece di contrapporsi trovano accordo e soddisfazione reciproca. Questo è dato perché le parti multidimensionali di noi dialogano anche con le parti multidimensionali dell’“altro”, perché anche il supposto nemico o la persona fastidiosa o problematica ha una sua multidimensionalità e un suo scopo, non solo per essere su questa Terra ma anche per il
nostro incontro con lei.
Nel libro Sollevare il Velo, capitolo 14 [1], abbiamo la metafora dell’Angelo del Parcheggio,
che ormai molti utilizzano con successo. Qui viene spiegato come funziona questa specifica cocreazione win-win nel trovare uno spazio libero per l’auto in un centro commerciale di sabato pomeriggio. Kryon spiega che “si tratta di una danza sincronizzata fuori dal tempo e dallo spazio... Tutto ciò che l’Angelo fa è allineare la danza” tra la persona che sta uscendo dal
negozio perché ha concluso i suoi acquisti e la persona che sta cercando parcheggio. Durante l’evento che si è tenuto a Milano Marittima nel settembre 2013, riferendosi proprio a
questa metafora, Lee Carroll ha detto che l’Angelo del Parcheggio non è affatto un angelo, ma
una nostra parte multidimensionale che si attiva per il nostro “esplicito intento” di trovare uno spazio. È questo nostro “esplicito intento” che va ad attivare la nostra “intuizione” che,
automaticamente, ci porta là dove verrà a liberarsi il posto dove parcheggeremo la nostra
auto. E ciò vale per qualunque “esplicito intento”.
4. – Nella sincronicità intervengono sia le parti multidimensionali di NOI come anche le parti
multidimensionali degli ALTRI, perché nello stato quantico non c’è né tempo né spazio. Ecco,
quindi, che la tempistica della nostra Co-Creazione considera anche i tempi della Co-Creazione degli altri. Pur essendo in una dimensione win-win, dove tutte le componenti in causa trovano naturalmente armonia, sul piano terreno i tempi non sono uguali per tutti; così, se a livello quantico la realizzazione è istantanea (se anche non “già avvenuta” da prima), sul piano materiale ha dei tempi di manifestazione. Bisogna quindi rispettare l’opera dello Spirito confidando nel risultato.
5. – Ed è anche per questo motivo che Kryon ci dice di non dare regole e porre limiti allo
Spirito: fare la nostra richiesta, vedere il risultato finale e non suggerire “come deve essere
fatto” o avere aspettative. Infatti, noi possiamo ragionare solo per le esperienze vissute nel
nostro passato, non di rado origine delle questioni che dobbiamo risolvere. Bisogna confidare
che riceveremo da un piano “più alto” dove si ha una visione più ampia, tutte le istruzioni, i
suggerimenti, i sogni, le intuizioni, le sincronicità che “ci” permetteranno di realizzarlo nei modi più imprevedibili, e pertanto restare vigili e aperti, senza escludere nulla.
6. – Nella Co-Creazione ci sono anche le cose che non sono successe e che ci dimentichiamo di
“festeggiare”. Spesso ci lamentiamo per un qualche contrattempo che non ci ha permesso di
arrivare per tempo a fare quel che desideravamo fare. Ebbene, Kryon ci invita a considerare
che: a) forse non era opportuno che lo facessimo; b) talvolta il contrattempo ci blocca in una
situazione solo per permettere che altri elementi della nostra esperienza arrivino a
maturazione e la rendano, pertanto, più completa; c) è in atto un diverso disegno.
Nella Co-Creazione e nella sincronicità non c’è solo quello che vediamo, ma anche quello che
non vediamo e che forse non vedremo mai, come per esempio pericoli scampati o delusioni
evitate. La cronaca è piena di persone che hanno mancato quella che pareva un’occasione
imperdibile per poi felicitarsi di aver trovato di meglio. Manzoni l’ha definita la Provvida
Sventura – dinamiche che si muovono, potremmo dire, dietro le quinte e delle quali raramente siamo consapevoli. Essere connessi con le nostre parti multidimensionali e fidarsi della loro presenza, ci permette di riconoscere anche questi momenti di apparente “fallimento” o “sfortuna”, per inserirli in un quadro generale di più ampio respiro e maggiore perfezione dellanostra vita.
7. – Un altro punto chiave è la Risonanza Spirituale. Questo concetto è stato illustrato con la
metafora della sinfonia o del coro. Pur essendo ogni strumento perfetto e a sé stante, con
un timbro unico e meraviglioso, perfetto nella sua estensione di poche o molte ottave, quando
entra a far parte di un’orchestra la sua perfezione deve entrare in risonanza armoniosa con la
perfezione di tutti gli altri strumenti. In una sinfonia suonano tutti gli strumenti, ma suonano
seguendo il tempo e i modi richiesti dall’armonia del tutto. Nessuno che ama la musica o che
suona uno strumento giudica il pianoforte più importante di una tromba, anche se il pianoforte ha 88 tasti e la tromba solo 3 o 4; o la tromba più importante di un oboe, che ha una frequenza vibrazionale meno imponente.
Così, ci sono opere sinfoniche che richiedono un grande impegno ai violini e meno ai fiati, o un
impegno diverso a gruppi di strumenti diversi. Allo stesso modo, le voci in un coro si alternano o cantano insieme per creare la melodia, e se da un tenore o un soprano il punto di forza può essere l’acuto, di un basso o un contralto si apprezza la “gravità”.
Ogni nostra vita può essere paragonata a una sinfonia di cui noi siamo uno degli strumenti, a
volte siamo un violino, altre volte una grancassa o un ottavino. Ciò che è importante è essere il miglior violinista o percussionista possibile nella sinfonia che abbiamo scelto di interpretare, o fare sì che la nostra voce nel coro non sia “stonata”. Quindi, ciò che è importante è fare il
nostro meglio là dove siamo con quello che abbiamo.

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